PRINCIPIO DI INDETERMINAZIONE

LE FOTO SONO UN OSTACOLO AI RICORDI“. Ecco, lo hanno detto. Può sembrare una contraddizione ma la fotografia è accusata di essere la causa principale della perdita della nostra memoria in vita.

Sotto accusa non c’è il ruolo della fotografia. Scattare una foto necessita attenzione e sicuramente l’atto dello scatto è una faccenda diversa ai giorni nostri rispetto a quando la foto necessitava di uno sviluppo e una limitatissima possibilità di condivisione.

L’album fotografico dei nostri nonni fa rivivere a loro quel momento ma ai giorni nostri il filmare o fotografare un piacevole momento fa perdere di vista il momento stesso.

Ebbene sì. Lo avete capito. Chiunque abbia in tasca uno smartphone è portato a usarlo per fotografare ma “possiamo vivere il momento oppure riprenderlo, ma non fare entrambe le cose“. L’impressione di chi, assistendo ad un evento (manifestazione, concerto o altro) tende a fotografarlo per poi riprenderlo con l’impressione di poterlo rivivere con calma a casa viene smontato pezzo pezzo da autorevoli studiche poi vengono pubblicati su prestigiose riviste come Psycholoy & Marketing (onlinelibrary.wiley.com). Persino istituti come il Deniels College of Business di Denver sostengono questa tesi con tanto di esperimenti.

Il solo atto poi di togliere lo smartphone dalla tasca per fare una foto, un video o un selfie ci spingerà a controllare la posta, gli aggiornamenti del social, rispondere a messaggi e dedicare la nostra attenzione a qualcosa di diverso rispetto al momento che viviamo.

La memoria comunque non è importante per tutti allo stesso modo. Una categoria di persone che si avvantaggiano di questo uso (abuso) sono i narcisisti. Per loro scattarsi un selfie è molto più gratificante che non vivere il momento in cui si sono ripresi.

TR59

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