MI PUOI DARE UN SECONDO?

“Hai un secondo?”. “Mi manca un centimetro per essere alto come te!” Queste due frasi hanno qualcosa in comune, oltre che essere frasi di comune utilizzo fanno capire quanto il misurare fa parte della nostra vita. Tra il secondo (tempo) e il metro (lunghezza) c’è una stretta relazione e questo lo sappiamo bene quando dichiariamo quanti chilometri facciamo in un ora (o metri al secondo).

Per farla breve è “solo” dal 1980 che si ė istituito un sistema basato su sette grandezze fondamentali, ma la fobia di misurare tutto risale alle prime civiltà, dagli Assiri, agli Egiziani. L’azione del misurare consiste nel confrontare il campione preso come riferimento e capire quante volte è contenuto nel campione che misuriamo. In pratica il rapporto tra i due campioni. La questione non è semplice come si immagina e si complica parecchio se pensiamo alla definizione di “metro” . Inizialmente pensato come la quarantamillesima  parte del meridiano terrestre. Definizione elegante ma inopportuna vista la impossibilità di misurare questo povero meridiano due secoli fa. Il meridiano terrestre non esiste se non come astrazione con cui dividiamo a fette la Terra. Si passò di seguito a determinare un campione fisico replicabile  a piacere, mantenuto in condizioni ottimali di temperatura, in modo che non si dilatasse o non potesse cambiare forma. Campione conservato a Parigi. Tutto molto semplice ma anche se di ordine pratico questo sistema non garantisce modifiche del campione nel tempo sia pure in modo apparentemente trascurabile. Oggi la definizione di metro è il “percorso fatto dalla luce nel vuoto nell’intervallo di tempo. Cioè 1/299.792.558 di secondo. Definizione splendida ma che ci mette in guai molto seri perché per fissare la lunghezza abbiamo bisogno del tempo in una serie di gioco a rimpiattino. Già…ma che cos’è il tempo? Storicamente il secondo è 1/86.400 di giorno solare medio. Ma c’è un problema piuttosto grande, dato che il moto della terra che fino al 1920 si pensava regolare in realtà non lo è a causa dell’influenza della luna e ogni giorno ė più lungo del precedente di 1,7 millesimi di secondo e oltretutto in un modo non tegolare. Ogni 18 mesi abbiamo circa un secondo di scarto tra l’orologio atomico e il tempo astronomico. Da anni si discute se è il caso di rimanere ancorati al tempo terrestre imprimendo quando serve una correzione di un secondo a tutti i sistemi di controllo e sicurezza esistenti. Soluzione fattibile ma praticamente impensabile, oppure passare al tempo degli orologi atomici. Basta pensare che un secondo è una quantità enorme di tempo per i sistemi di posizionamento come i GPS o, pensate alle contrattazioni finanziarie odierne, in cui sofisticati programmi software sfornano migliaia e migliaia di transazioni al secondo. Il secondo atomico è così l’intervallo di tempo necessario perché si svolgano 9.192.000.631.770 oscillazioni della radiazione emessa dall’atomo di cesio 133, nel passaggio fra due particolari livelli energetici. Riparto dalla domanda iniziale. Ma tu che secondo mi daresti del tuo tempo?

FONTE: www.tizianorigo.com

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