Le foto imprimono il nostro passaggio sulla Terra

La nascita 


La fotografia nasce quasi 200 anni fa come forma di documentazione. Per svariati decenni viene utilizzata al servizio della pittura e non è considerata arte perché il fotografo non mette nulla di suo in quello che crea, a differenza del pittore, dello scultore, del musicista.

Così i fotografi erano considerati artigiani dell’immagine di serie b, tecnici in grado di far funzionare uno strumento e nulla più.

Le macchine fotografiche erano enormi, e le prime pose duravano ore: era possibile utilizzare la fotografia solo per riprodurre scene statiche come paesaggi.

Solo verso l’inizio del 1800 con Nicéphore Niepce, la fotografia, grazie ad alcuni geniali autori che creano suggestioni e visioni con le loro immagini, inizia timidamente ad essere accettata come forma d’arte.

Memoria
La fotografia ha rivoluzionato il modo di ricordare. Per noi ora è un gesto naturale andare a “rivedere” le immagini del giorno della prima comunione, o insieme ai parenti rivedere le vecchie foto dei loro tempi, della cascina vicino casa o del primo uovo raccolto dei nostri genitori da piccoli, di com’era quel bisnonno che ci ha lasciato ormai da tempo o di ciò che accade in tempo reale con le nuove applicazioni facendo cosi sapere ai nostri amici ciò che ci accade, momenti belli, bellissimi o semplicemente condividere qualcosa.

Ma provate ad immaginare la stessa azione anche solo un secolo fa, quando per fare le foto era necessario un tempo come 8 ore per riprendere un semplice paesaggio, ai tempi delle camere oscure, o non tanto tempo fa quando si usava il rullino, le foto erano limitate e per poterla visionare era necessario andare dal fotografo che la sviluppava.

 

 

La capacità di registrare in una fotografia un frammento di vita per farne memoria è uno dei punti più alti della fotografia, anche se spesso non ci si pensa.

 

Buona continuazione 🙂

Alice

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