La felicità è fare una cosa in modo normale

Vi ho già spiegato chi era Samir e come il destino ci aveva fatto incontrare. Per chi non se lo ricorda o è curioso di saperlo può leggere QUI. Mi ricordo solo che ero troppo giovane e troppo stupido e in un periodo dove volevo solo essere “felice” nonostante vivevo in un tempo dove il senso di felicità era ben diverso da oggi. Quando chiesi a Samir “cosa” poteva renderlo felice mi rispose che “niente” poteva renderlo più felice come vedere una partita dell’Inter. Ora, riassumendo, quello che per voi sembra una cosa semplice per Samir non lo era. Fare quella “cosa lì “, cioè andare in uno stadio per un clandestino non è una cosa semplice e nemmeno priva di rischi. Per lui era quella la felicità. Potere fare una cosa in modo normale. Ci pensai poco e poi dissi: Bene….si fa!!!!

Dissi a Samir di prendere 4 cose e fare 3 panini a testa perché….lo avrei portato a S.Siro a vedere la “sua” Inter…..un incontro come Inter-Torino ma non ricordo bene.

All’inizio pensava che lo prendessi in giro perché, proprio la persona che voleva tenerlo segregato in casa, adesso lo portava tra la gente ma poi, il suo sorriso prese il posto del dubbio e in un attimo lo vidi indaffarato come un’ape intorno all’alveare

E io ero il suo alveare almeno per quella calda domenica di primavera.

Giunto a S.Siro comprai 2 biglietti nel settore “Distinti” e mentre facevo la fila persi di vista la mia “ape”.

Quando rividi Samir era a circa 20 metri da me e mi venne un colpo…..

Notai che 3 grossi poliziotti con tanto di cane lupo lo stavano chiamando. Lui non si muoveva….era fermo ma, capivo bene che quel “fermo” è quello di un attimo prima di uno scatto di un giaguaro.

Mi precipitai verso di lui ….dissi subito ai poliziotti che lui era con me …che i biglietti ce li avevo io e che negli zaini avevamo solo panini e bibite…insomma, quello che un “poliziotto da Stadio” voleva sentirsi dire e..ci salutammo tutti molto cordialmente.

Dissi a Samir…..”dai….andiamo a vederci la partita..che aspetti?” Mi disse che per un attimo si era sentito perso e che se non fossi arrivato in tempo sarebbe finita male.

Gli dissi che a S.Siro i poliziotti non cercano “clandestini” e di stare tranquillo.

“Si va bene!” disse lui….”ma se mi cercavano i documenti eri nei guai anche tu!”

Gli dissi ridendo….” Siiii! Lo so!…nemmeno io oggi ho documenti con me” e mi avviai …

Aggiunse che gli avevano detto che gli italiani erano dei matti ma era convinto che era capitato con “l’italiano più matto che esisteva”….

Lo disse così convinto che mi fermai a una bancherella e feci la peggiore cosa della mia vita……Gli comprai una maglietta dell’Inter.

Durante la partita me ne stetti zitto cercando di non fare capire che NON ero un “interista”.

Samir era divertito e divertente per le battute e per il modo con cui parlava con la gente intorno e per 90 minuti non si sarebbe sentito un “clandestino”

Poi si accorse che ero “troppo zitto” e che sembravo “un gatto buttato in un cortile pieno di cani”…. Non ho mai capito come facesse a descrivere la realtà in poche parole….. meglio di una fotografia.

Non fece in tempo a finire la battuta che l’Inter fece un gol e di istinto mi abbracciò ma, capii che non era il solito abbraccio tra tifosi e mi sentii meglio…molto meglio.

La partita finì con la vittoria dell’Inter e anche se per me non era una bella cosa, (calcisticamente parlando), per Samir era stato molto di più di una partita di pallone….ma non ce lo dicemmo mai.

Del resto lui era un “cocciuto mussulmano” e io un “pazzo italiano” senza parte e religione…diversi in tutto anche nella nostra “clandestinità

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