IL PORTAMONETE che CONTIENE UN ABBRACCIO….

Nella casa dei miei non feci più ritorno….si, va bene, qualche volta ci buttai dentro la testa ma non era più la stessa cosa. Non mi apparteneva più e per non ferirmi di ricordi evitavo persino di andare nella cameretta o in cantina….posti pericolosi per la mente. Poi un giorno la vita prese una strada o meglio prese una decisione e si portò via mio padre in un pomeriggio di inizio estate. Per quella casa se prima ero un “ospite” da allora divenni un “clandestino” per tanti anni fino a pochi mesi fa quando quella casa fu venduta.Un un giorno, come un fulmine a ciel sereno mia mamma disse che aveva trovato delle cose in un cassetto. Una scusa pensai per rivedermi….ecco lo sentivo! Inutile dire in modo evasivo…”non mi interessa..!!”…o “fai quello che vuoi…!”..è già molto complicato liberarsi di oggetti che possediamo figuriamoci quegli  oggetti che si impregnano di ricordi …..fanno un lungo giro ed ecco che con un pretesto ricompaiono, come se avessero qualcosa da riscuotere. Volevo evitarlo ma non ci riuscì. Tra tanti libri e cianfrusaglie spunto’ una felpa “rosso mattone”….non sapevo che fare ….liberarsi dei libri fu semplice ma quella felpa morbidosa e comoda era proprio quella che lui, mio padre, si metteva per stare in casa o per vedere la TV e adesso lo potevo anche vedere davanti a me come se fosse li …con addosso quel indumento con la sua tipica espressione tra il gentile e il sospettoso… Da abitudine mi libero facilmente degli oggetti anche se il mio motto è:”nel dubbio….tienilo” …..poi sapevo che dovevo dare un colpo di spugna al passato …a quel passato, perché legarsi troppo a certi ricordi fa facilmente perdere la realtà delle cose, affetti compresi e allora …zak!   Ero determinato a farlo… Ma ci sono emozioni che ti fregano…è quella felpa mi ricordava gli abbracci di mio padre…. sempre improvvisi …frettolosi, in silenzio perché tra “uomini” è sempre sconveniente…e allora lo era di più. Ma quegli abbracci erano particolari…arrivavano senza essere chiesti ed era l’ultima base dove rifugiarsi quando ero nei guai…..e proprio mentre accarezzavo quella felpa cadde da una tasca un portamonete… Si, proprio quello da dove simbolicamente estraeva una moneta (50 lire o 100 non importa) che era abituato a darmi quando aspettavo fino a tardi che tornasse dal lavoro. Mi dava sempre una moneta anche se poi crescendo sapeva bene che se lo aspettavo non era per quello ma perché qualcosa era andato storto….la scuola, una discussione con la mamma…o ben altro!! Lui trovava sempre dopo il rimprovero il modo per dirmi che “domani sarebbe andata meglio…”e nel chiudere l’argomento estraeva dalla tasca quel portamonete, e mi dava quello che poteva. Quel portamonete in pelle è ancora con me……con i segni del tempo naturalmente. Qualcuno al bar a volte mi dice che è ora di cambiarlo e mi guarda come uno “scappato da casa”…. rido e quando succede lascio sempre sul banco una moneta. Non chiamatela “mancia” e nemmeno “elemosina” perché è come il gesto di mio padre…quell’abbraccio non richiesto ma che fa bene proprio perché arriva quando non te lo aspetti e il suo valore sta nel gesto ma qui sono sicuro per qualcuno che legge sono fuori tempo come quel portamonete.

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