IL DIRITTO DI ESSERE SCEMI

Sono arrivati i turisti di massa come ogni anno, con le loro chiassose migrazioni, con le loro partenze intelligenti. Noi tutti lo siamo e nessuna meta è preclusa. New York, Londra, Cortina, Palmanova la Salerno Reggio Calabria. Ci si affolla nei canali di Venezia e ci si sgomita sulla scalinata di Trinità dei Monti, nella “sorridente ” Romagna. Ci si sbronza nelle ramblas di Barcellona e ci si trova in seimila nella piazzetta di Capri o al concerto di Vasco.

Di fatto produciamo confusione, rumore, spazzatura. Stiamo sulle scatole a tutti, e ci stanno sulle scatole gli altri. Siamo cosi antipatici che persino quelli che “studiano” come aumentare il turismo e gli incassi (meta finale di questi signori) non ci sopportano. Eppure se li senti parlare nei loro spot ambiscono a turismo di qualità e esclusivo salvo poi trovarti in una crocera pollaio. Ma il vero problema sicuramente non è questo tipo di settore professionale ma il turista che c’è in noi o meglio il peggio di noi. Di quella parte di noi che si sbronza lontano dagli occhi dei genitori, che si butta nelle fontane o che non trova nulla di meglio che accoppiarsi in un parco o su una spiaggia. Eppure, anche se può sembrare demenziale, questo è il risultato della democrazia con i suoi effetti, il diritto inviolabile di essere dei deficenti. Un diritto in più nel pianeta dei diritti. Non lamentiamoci comunque, è il meno dei mali. Abbiamo conquistato il diritto di voto senza sapere cosa fosse (non lo sappiamo nemmeno ora). Abbiamo conquistato il diritto di pontificare sui social senza conoscere e adesso il diritto di viaggiare senza rispettare. Se avessero detto a me tanti anni fa che sarei potuto andare in una città europea con poche decine di euro (poche migliaia di lire!!) mi sarei immaginato un mondo fantastico.

Ho pensato di rivendicare il Diritto al Silenzio anche pagando un sovraprezzo. Impossibile! Provate a prenotare un posto nell’area “silenzio”  di un Frecciarossa e sarete costretti a dovere zittire almeno tre o quattro incalliti telefonatori seriali, naturalmente sempre infastiditi dal richiamo di una così elementare regola di buona educazione. Non basterà sicuramente pagare un “prezzo del silenzio” per liberarci da questi scemi anche se la tendenza ė proprio pagare di più i “SENZA”. Senza grassi idrogenati, senza olio di palma, senza zuccheri, e così via…senza lattosio, coloranti, conservanti, glutine, aggiuntivi di ogni razza. Senza decibel! Certo che il prezzo del silenzio e della stupidità sarà un miraggio perché urta con quel diritto che dicevo prima. Dimenticatevi quindi i senza musica, i rumori notturni, la socializzazione forzata, il finto divertimento e cose del genere che hanno come soggetto immissioni di intollerante rumore. I rumori del resto rivelano proprio il contrario cioè la capacità del genere umano di ignorare i diritti altrui. Un esempio non è solo ascoltare la musica a decibel assurdi ma anche alzare la voce nei dibattiti e conversazioni. Il silenzio che dovrebbe essere un ornamento alla parola è in via di estinzione. Eppure non c’è musica o teatro senza pause che anzi, danno valore e  senso alle parole e suoni. Il silenzio è sempre più paragonato al vuoto, negazione alla vita. Il silenzio si evita per evitare interrogativi fondamentali e si affida il tempo del silenzio ai cellulari, alla moviola, ai mille network, per comunicare il nulla e la parola si usa sempre meno per un sincero dialogo con il prossimo. Staccare è un lusso, la vera ricchezza, così come è ricco chi  sa tacete o andare in giro con il cellulare spento. Ho provato a farlo ma non vi dico il tipo di insulti e critiche ricevute. L’obbligo di essere sempre presenti, connessi o fare/dire qualcosa è un eccesso che non ci si accorge come i grassi e gli zuccheri e ci siamo calati dentro con ingenua indifferenza. Comunque conservo una fede irriducibile nella sensibilità del genere umano anche per gli idioti del frastuono. Spero di non sbagliarmi.

Fonte: Tiziano Rigo

 

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