I COLORI DELL’ALTRO

Di solito ci vediamo come neutri, spesso, troppo spesso “bianchi”. Mai di colore. Ormai siamo costretti a dire che la nostra società, le nostre scuole, le nostre aule sono colorate perché solo relativamente da poco ci accorgiamo che sono animate da persone diverse da noi. Come se questi contenitori non fossero già da sempre segnati da volti e storie per nulla omogenei fra loro. Chi ha la mia età si ricorderà cosa voleva dire essere “meridionale” e la distinzione era sempre il “colore”.


Essere “abbronzato” negli anni 60 era il marchio di una società di contadini poco istruiti a differenza di chi il sole non lo vedeva perché “impiegato” quindi benestante. La professione era un colore! Oggi è il contrario perché più si è abbronzati più il concetto è di possibilità di “ferie” lunghe o latitudini esotiche.
Non serve un fisico o uno psicologo per farci presente che in realtà i colori non esistono, che non sono nel mondo ma sono nel “modo” in cui i nostri organi di senso percepiscono il mondo. Di fatto, noi vediamo il mondo a colori, con i nostri colori e a colori vediamo anche gli altri. Sicuro un mondo grigio sarebbe meno bello ma sentirsi colorati dagli altri fa male come sentirsi dare del “negro” o semplicemente del “nero” o politicamente più corretto del “bambino di colore” aggiungendo una punta di buonismo come una pennellata …. Mi direte come faccio a dire che “fa male” se io quelle parole non le ho mai provate. Provate a sentirvi dire “bianco pallido” poi capirete perché oggi, parlare di colori significa parlare di “differenze”. Non si tratta più di decidere se vediamo la società colorata cioè se vediamo le differenze ma di decidere “come” vediamo l’insieme dei colori. Se vediamo un insieme di colori rigidamente delimitati o se vediamo delle sfumature. Chiedetevi se tra un colore ed un altro vedete linee o sfumature.
Se ci sono linee anche le politiche del riconoscimento, e pedagogiche nel migliore dei casi non si parlano come se quelle linee fossero muri. Nel peggiore sono in lotta tra loro. Senza contare che questi colori cosi distinti vengono istintivamente posizionati lungo una “linea del colore” che va immancabilmente da un “meno” di dignità umana (nero?) a un più di integrità e umanità (bianco?).
Ogni colore nuovo, ogni persona “gialla”, “marrone”, “rossa” sono di conseguenza più o meno “neri” o “bianchi” cioè più o meno “uomini”.
Ma come imparare a vedere sfumature e non linee?. Purtroppo il nostro cervello per semplicità o per “fare meno fatica” semplifica tante cose e il nostro elaborare il pensiero di fatto ci restituisce delle linee e rintracciarle. Le linee come un confine, sono più rassicuranti è più facili da gestire rispetto alle sfumature che vediamo come terre di nessuno, senza regole, aride e brulle.
Ma come facciamo a vedere le sfumature?
Di sicuro non è facile ma non è mai troppo presto per iniziare.
Nella scuola dell’infanzia i colori sono un classico con i loro “primari” argomento su cui fare intercultura. Tenersi per mano in un cerchio è certo una cosa importante che affraterna ma ci allena ancora una volta a vedere linee e non sfumature. Basterebbe fare notare ai bambini come in uni girotondo non ci si tenga solo per mano ma si giri e più si gira più i colori non riusciamo a percepirli distinti ma vediamo solo “sfumature”.

Fonte: http://www.tizianorigo.com/index.php/2017/08/28/i-colori-dellaltro/

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