Fino ad una certa età, almeno per me, le giornate erano scandite da ritmi ben precisi.

C’era la scuola, il pranzo, i compiti, lo sport e…gli amici…..al sabato si usciva e alla domenica si dormiva fino a tardi.

La scuola si divideva in: ponte dei morti, l’immacolata, natale, pasqua, e vacanze estive…il tempo insomma aveva regole chiare, decifrabili.

È quando si diventa adulti che le cose si complicano…..il tempo accelera, si dilata senza che ne possiamo fare nulla.

Ma da ragazzino non lo sapevo e il giorno più importante dell’anno era per me il giorno del compleanno…..Ci tenevo moltissimo come un gatto ci tiene alla sua coda.

Solo che il mio compleanno cadeva in pieno agosto e quasi tutti gli amici e parenti erano in vacanza.

Mi capitava quindi sempre di festeggiare o con i miei e basta o con mio fratello gemello uniche persone che non potevano “dimenticarsi”.

Ma un anno organizzai una festa di compleanno in comune con il Buratti Andrea. Lui era un compagno di classe delle medie…..andava bene a scuola senza essere un secchione e giocava bene a calcio…..insomma ero contento di festeggiare il compleanno con lui anche perché faceva gli anni a giugno, proprio alla fine della scuola quindi, oltre che lui ci sarebbero stati tutti i miei amici.

Le mamme erano d’accordo e avremmo organizzato tutto a casa di Andrea che aveva a disposizione anche un bel giardino.

Io ero entusiasta….per me era la prima volta con tutti i compagni….per lui invece no…era una delle tante feste.

Un pomeriggio lo invito a casa mia per  fare dei preparativi e mi becca mentre sto facendo un rotolo di carta da attaccare in corridoio per invitare tutti.

Lui pero mi dice….aspetta…aspetta un momento…non possiamo invitare tutti…. Insomma secondo lui non possiamo invitare il Fulvio e la Laura……

Un Fulvio e una Laura ci sono in tutte le classi. Sono quelli che non vengono mai coinvolti e se va bene si scelgono per ultimi quando manca il portiere o se si ha bisogno di uno “non troppo furbo” a cui puntare il dito se le cose andranno male.

Ma quello che mi disturbava in quel momento è che Andrea non mi dice che “non li vuole”…non ha il coraggio….mi dice che non può….che non ci stanno tutti a casa sua ….che ce spazio per 16….non per 18…..

Allora….ti chiamerai anche Buratti Andrea e tuo padre è un medico pero quella risposta li non mi piace.

Non mi piace per Fulvio e per Laura ma soprattutto non mi piace che risolva la faccenda inventandosi una bugia così clamorosa e che io me la beva senza pensarci e poi….ho già fatto lo striscione da appendere in classe e me lo vedo sulla parete dei giubbotti in bella vista.

Vorrei digli….ok…se a casa tua non ci stiamo lo facciamo a casa mia….invece no…me ne sto zitto e mi sale il nervoso….invento una scusa….stupida come la sua….”scusa Andrea,…. ma adesso devo accompagnare mia mamma in un posto e quindi,….mi spiace Andrea ma te ne devi andare”

Andrea non è stupido e mi risponde…”be se non mi vuoi a casa tua basta dirlo…”

Dentro di me mi trattengo….penso “senti chi parla!!”

Quel momento ha segnato un punto un punto della mia infanzia.

Il giorno dopo sono andato in forte anticipo a scuola e ho appeso lo striscione…..l’ho fatto di istinto come per istinto volevo dare un pugno sul naso a Andrea.

Quando Andrea ha visto il cartellone ho parlato di altro prima che lui facesse domande…..sono venuti tutti….non abbiamo avuto problemi di spazio.

È stato però il primo e l’ultimo compleanno fatto con gli amici…….nelle liste future oltre a Fulvio e la Laura non ci sarebbe  stato nemmeno il mio nome.

Forse quello è stato uno dei momenti cui ho cominciato a nuotare contro corrente.

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